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Festival Internazionale del film documentario

Biblioteca delle Oblate - Ma il Cinema e’ l’arma piu’ forte?

FESTIVAL E CINEMA TRA POLITICA, RICERCA DEL REALE, ARTE E DENUNCIA SOCIALE

GIOVEDI' 4 NOVEMBRE 2010
Biblioteca delle Oblate
via dell'Oriuolo 26, Firenze

21:00 Proiezione LA CANTA DELLE MARANE, di Cecilia Mangini
21:15 Tavola rotonda. Intervengono:
Luca Peretti, ricercatore e giornalista, Saturno film festival
Vittorio Iervese, sociologo, Università di Modena – Reggio Emilia
Giovanni Cioni, regista, autore de “In Purgatorio”, Documentaristi anonimi
Alberto Lastrucci, coordinatore Festival dei Popoli
Coordina: Enrico Acciai, storico, pAssaggi di storia
22:30 Proiezione COLLAGE DI PIAZZA DEL POPOLO, di Sandro Franchina
22:45 DIBATTITO
23:45 Proiezione LAMBERT & CO, di DA Pennebaker

I Cortometraggi appartengono tutti all’Archivio del Festival dei Popoli e sono stati scelti tra quelli della rassegna THE FEELING OF BEING THERE, organizzata per i 50 anni del Festival nel 2009

LA CANTA DELLE MARANE
regia: Cecilia Mangini
testo: Pier Paolo Pasolini
Italia 1961, Colore, 10’
In uno dei tanti torrenti (la maranel) che affluiscono al Tevere, un gruppo di ragazzini delle periferie romane si riunisce per giocare e passare le calde ore dell’estate. Lo sguardo del film ne segue i ritmi, i movimenti e gli sguardi ironici, innocenti e beffardi che puntano direttamente verso la macchina da presa. La voce fuori campo ne descrive le storie, i sentimenti, il futuro, finché l’arrivo improvviso di due carabinieri disperde il gruppo di ragazzi che fugge ridendo. Il film di Cecilia Mangini lavora sul rapporto tra la parola e le immagini, che scorrono come una danza poetica sui corpi dei ragazzi. Ne scaturisce un film particolare, in cui il piano visivo scopre con delicatezza e allo stesso tempo lucida consapevolezza un mondo spesso nascosto, ai margini, dotato di una profonda vitalità (d.d.) «L’opera di Cecilia Mangini è oggi la combattiva testimonianza di un Paese in alcuni dei decenni più vitali e ricchi di trasformazioni, anche dolorose. Nei suoi film, oltre alla passione con cui sono stati realizzati, emerge con forza il grande valore di una memoria condivisa, fondamentale strumento di comprensione del nostro presente». (G. Sciannameo)

COLLAGE DI PIAZZA DEL POPOLO
regia: Sandro Franchina
aiuto regia: Gustavo Dahl, Marco Bellocchio
Italia 1960, bn, 12’
La macchina da presa corre veloce lungo una strada di Roma, per scoprire lo scorcio inconfondibile di Piazza del Popolo. In una sequenza folgorante di immagini, un mondo multiforme si svela di fronte a noi: uomini e donne, passanti frettolosi o coppie di innamorati, due automobilisti che litigano fra loro, curiosi e bambini. Le situazioni si susseguono incessanti, permettendo allo spettatore di scoprire in ogni gesto o sguardo una storia, unica eppure comune a tutti. Nel suo primo cortometraggio, Sandro Franchina evita ogni convenzione narrativa e trasforma il documentario in uno strumento che si avvicina ad un reale apparentemente conosciuto per rivelarne il mistero, attraverso un uso della macchina da presa e del montaggio liberi e mobilissimi, (d.d.) «Ho fatto l’aiuto a Marco Bellocchio nel suo primo cortometraggio, Abbasso il Zio, che girammo vicino a Piacenza, un bellissimo cortometraggio. Alcuni mesi dopo girai a mia volta il mio primo cortometraggio. L’équipe era la stessa del cortometraggio di Bellocchio, Cosulich faceva la fotografia e Marco Bellocchio, questa volta, l’aiuto. Il film non era male, molto influenzato dal cinema francese». (S. Franchina)

LAMBERT & CO
regia: D.A. Pennebaker
USA 1964, bn, 15’
Una mattina del 1964 Dave Lambert arriva in taxi agli RCA Studios per un’audizione del suo nuovo quintetto, il Lambert, Hendricks and Ross. La cinepresa di Pennebaker si muove con fluida libertà all’interno della sala d registrazione, osserva i musicisti e i cantanti all’opera, cattura gesti, volti, sguardi, filma la musica e il flusso di emozioni che anima il gruppo. Di lì a poco la RCA annullò il progetto e cancellò i nastri, Dave Lambert morì in un incidente stradale, e questo film è tutto ciò che resta. (a.l.) «Tutto quello che era rimasto era questo film di quindici minuti con qualche prova incompleta di canzoni che altrimenti non sarebbero esistite. Mi venne in mente che questo è proprio quanto i film dovrebbero fare, che io avrei dovuto fare: registrare persone e musica in una specie di storia popolare che altrimenti non sarebbe esistita. Fu solamente alcune settimane dopo che Albert Grossman entrò nel nostro ufficio e mi chiese se ero interessato a fare un film su un suo cliente, Bob Dylan». (D.A. Pennebaker)

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