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Festival Internazionale del film documentario

Omaggio a Corso Salani, un cineasta toscano indipendente

28 e 29 Ottobre, Odeon Firenze

Corso Salani, cineasta toscano indipendente e autore italiano fra i più interessanti degli ultimi vent'anni, ha contribuito con la sua opera all'evoluzione del linguaggio cinematografico. Tecniche e poetiche del cinema inedite che impongono alla 50 Giorni di Cinema Internazionale a Firenze di proporre uno spazio di conoscenza e riflessione, in collaborazione con il Festival dei Popoli e con tutti gli amici di Firenze che, a partire dalle giornate del 29 e 29 Ottobre, gli dedicano, in diverse sale della città, una retrospettiva lunga un anno.

Giovedì 28 Ottobre
Ore 15,00 DONDE VAS TU di Luca Sironi e Michele Ravasio (Italia 2008, 90')
Ore 16,45 ZELDA di Corso Salani(Italia 1984, 11')
Ore 17,30 VOCI D’EUROPA di Corso Salani (Italia 1989, 90')
Ore 19,30 TRACCE di Corso Salani (Italia 2007, 13')
Ore 20,00 MIRNA di Corso Salani (Italia 2009, 75')
Ore 22,00 PALABRAS di Corso Salani (Italia 2003, 92')

Venerdì 29 Ottobre
Ore 15,30 IL PEGGIO DI NOI di Corso Salani (Italia 2006, 88')
Ore 17,00 IL SINDACO DI FIRENZE MATTEO RENZI CONSEGNA LE CHIAVI DELLA CITTA'
Ore 17,30 INCONTRO CON IL PUBBLICO
conduce: Alessandro Michelucci
Visione aneddotica: la famiglia Salani
Visione artistica: Andrea Adriatico (regista), Gianluca Arcopinto (produttore), Marta Donzelli (Vivo Film), Anette Dujisin (aiuto regista), Vanessa Picciarelli (sceneggiatrice), Francesco Pamphili (Kairos Film), Gregorio Paonessa (Vivo Film), Monica Rametta (sceneggiatrice)
Visione critica: Giuseppe Gariazzo, Alberto Morsiani, Grazia Paganelli
Ore 20,30 LE VITE POSSIBILI di Corso Salani (Italia 2008, 50')
Ore 00,00 SPECIALE FUORI ORARIO DALLA RUSSIA - CORSO E RICORSI DI ENRICO GHEZZI
Enrico Ghezzi presenta GLI OCCHI STANCHI di Corso Salani (Italia 1996, 95')

Tutte le proiezioni sono ad INGRESSO LIBERO

Nei film di Salani, dal primo lungometraggio "Voci d’Europa" (1989) e poi in "Confini d’Europa", gli scenari dei viaggi sono la cornice che – attraverso itinerari da lui stabiliti – ci propone l’opera narrativa, fatta di intime e realistiche storie. Corso Salani discende da una nota famiglia fiorentina di editori che ha avvicinato alla lettura generazioni di bambini. Possiamo immaginare che il peso di una obbligatoria conoscenza della letteratura per adolescenti, abbia alimentato in lui il desiderio di inventarsi nuove avventure da scrivere su fogli di carta e poi da raccontare con la cinepresa. Nei suoi film, il viaggio si sdoppia fra i luoghi del visibile e dell’invisibile. Un ossimoro fra viaggio esplicito e viaggio dell’anima. "Zelda", suo primo lavoro dell’84 girato a Capraia, e "Guerra" una clip per il gruppo allora emergente dei Litfiba, seguono una struttura narrativa diversa da quella che assumerà il suo lavoro successivo e che diviene uno stile unico ed originale. Tutta la sua filmografia, ma in particolare quella successiva a "Gli occhi stanchi" (1995), è pervasa da citazioni autobiografiche e dal tema della separazione e della solitudine. Salani è un autore che, con la spregiudicatezza del viaggiatore esperto, preme l’indice sulla carta geografica/grilletto per individuare i confini improbabili o reali fra il visivo e il sentimento. Con spontanea eleganza, con il suo alter ego Alberto/Corso, ci conduce fra surreali mondi per conoscere quelle donne/attrici, che sono la causa della metafora del viaggio. E’ sempre il protagonista, talvolta discreto e lo riconosciamo dalle mani, nei riflessi sul vetro come in Eugen si Ramona. Parla con voce impacciata o sciorina la rabbia - come nell’epico Il peggio di noi - rendendo visibile e tangibile il suo imbarazzo di attore-regista, mentre i suoi sogni prendono forma nella realtà filmica. L’opera di Corso Salani viene collocata fra il road moovie, il documentario o il falso documentario (mockumentary). Il suo cinema, uscendo dallo schema del documentario tradizionale, propone la visione della solitudine dell’uomo e sembra comunicarci che comprenderla è necessario per attraversare tutte le frontiere, non solo quelle del mondo geografico.Nel cortometraggio "Tracce" (2009), utilizza immagini della sua infanzia attraverso un film della famiglia Salani. (Sveva Fedeli)

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