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Festival Internazionale del film documentario

FOR A 1000 LIVES: BE HUMAN

4.500 registi e professionisti del cinema hanno già aderito
all’appello FOR A 1000 LIVES: BE HUMAN


Emmanuelle Béart, Susanne Bier, Dany Boon, Laurent Cantet, Isabel Coixet, Alfonso Cuarón, Daniel Craig, Jean Pierre & Luc Dardenne, Arnaud Desplechin, Romain Duris, Pascal Ferran, Bruno Ganz, Michael Haneke, Michel Hazanavicius, Isabelle Huppert, Aki Kaurismäki, Claude Lanzmann, Mike Leigh, Ken Loach, Sophie Marceau, Cristian Mungiu, Joshua Oppenheimer, Pawel Pawlikowski, Cornelius Porumboiu, Isabella Rossellini, Marjane Satrapi, Volker Schlöndorff, Barbet Schröder, Ulrich Seidl, Léa Seydoux, Danis Tanović, Bertrand Tavernier, Joachim Trier, Thomas Vinterberg… e moltissimi altri.

L’appello è rivolto ai governi nazionali e alla Commissione Europea affinché gestiscano la presente crisi umanitaria nel rispetto dei valori fondamentali dell’Unione Europea, basandosi quest’ultima “sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze (…) in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini” (Articolo 2, Trattato sull’Unione Europea, 2008).

I firmatari richiedono di prendere iniziative immediate e soprattutto di porre questi valori fondanti al centro delle politiche d’asilo:

L’Unione Europea deve offrire strumenti legali, per cercare protezione all’interno di essa, alle persone che fuggono dalla guerra, dal terrorismo e dalla persecuzione politica, costruendo infrastrutture nei paesi d’origine e in paesi terzi, dove queste persone possano richiedere asilo. In questo modo non saranno più costrette a percorrere tratte illegali e rischiare le loro vite.

Le nazioni europee devono agire in maniera compatta per fronteggiare la più grave crisi di rifugiati dai tempi della seconda guerra mondiale. La convenzione di Dublino ha ovviamente portato i paesi di frontiera dell’Unione Europea a sostenere oneri assurdi e ingiusti. Di conseguenza è un dovere rivedere immediatamente la convenzione di Dublino per applicare una miglior divisione dei rifugiati tra i paesi dell’Unione Europea.

e devolvere i mezzi necessari ad assicurare che i rifugiati possano lavorare legalmente, per avere accesso all’educazione e poter costruirsi così una nuova vita.

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