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Festival Internazionale del film documentario

SUI GENERIS

Come una crisalide preannuncia con una falsa morte la nascita ad una vita più piena e più libera, così la (falsa) morte del cinema, macabro ritornello degli ultimi dieci anni almeno, è stata preparazione e preannuncio di una vita nuova per l’immagine in movimento. Le macchine per la produzione delle immagini diventano sempre di più e sempre più efficienti, i contesti e i dispositivi di fruizione del film si moltiplicano e si rinnovano, senza che niente del vecchio venga del tutto soppiantato e sparisca. Il cinema sembra tornare ad una forza primigenia, liberandosi pian piano dal giogo e dalle catene imposte dagli obblighi di conformità ai vecchi canoni, ancora riferiti alle arti classiche; uscendo dal bozzolo, inizia a lasciarsi alle spalle, lentamente ma inevitabilmente, una scia di modelli narrativi, di stili di regia, di strette idee di spettacolo e di falsa meraviglia.

Il cinema nuovo è questo, un nuovo organismo, un ibrido nel quale si rimescolano elementi e caratteri, si riscrivono le gerarchie di valori, s’incrociano e s’intrecciano pratiche diverse e si stravolge la mappa dei riferimenti estetici. Un cinema nel quale il gioco delle definizioni è sempre più difficile anche e soprattutto perché è l’orizzonte che si cerca di afferrare e descrivere ad essere completamente mutato: il dialogo diretto con la realtà è sempre il pilastro dal quale si parte e al quale si torna, ma se pure il modo libero, leggero e rigoroso della ricerca e della scrittura del senso viene chiaramente dalla fonte originaria della tradizione documentaristica, il linguaggio e lo stile sono sempre più spesso il risultato del montaggio di pezzi, di citazioni e prestiti provenienti da repertori disparati, quasi che ogni gesto espressivo fosse creazione e riscrittura allo stesso tempo, citazione e sovvertimento, allusione e rifondazione.

Di qui la necessità e l’urgenza di cercare e osservare, di scoprire da vicino e analizzare gli esemplari di questa nuova specie attraverso una piccola collezione di film che costituiscono un secondo campione di questa ricerca, iniziata un anno fa e ancora solo al principio. Un’indagine che attraversa i generi del cinema a soggetto reinterpretati, citati, riscritti o solo allusi dal cinema documentario - il musical, l’horror, il road movie, il cinema d’animazione – oltre il gioco postmoderno, non senza fronteggiare a viso aperto il richiamo seducente delle sirene dell’intrattenimento; e poi spingendosi un po’ oltre, là dove il lavoro sui codici è più raffinato e più implicito, meno diretto, dove una soluzione di montaggio associata a una scelta luministica produce il rimando a un preciso universo cinematografico, o dove la citazione di un codice stilistico tipico del cinema di finzione serve da contrappunto emotivo al racconto documentaristico o ancora dove sperimentazione linguistica e istanza saggistica, incrociano le direttrici della videoarte. Così questa nuova specie di documentario rimodella le proprie forme come una chimera, lasciando che sulla superficie del fatto bruto si aggiungano altri strati, altri materiali, e che nell'elaborazione dello stile si sovrappongano, senza mai fondersi l’uno con l’altro, i caratteri diversi di quelle che fino a ieri erano considerate specie diverse e separate di cinema.

Silvio Grasselli
curatore di SUI GENERIS

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