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Festival Internazionale del film documentario

49° FESTIVAL DEI POPOLI - L'EREDITÀ DI NANOOK

L'atto del documentare è antico quanto il mondo. Il desiderio di conoscere se stessi e gli altri ha prodotto dapprima resoconti orali o graffiti rupestri, poi testimonianze scritte e infine, con l'avvento della riproduzione meccanica del reale, miliardi di immagini fisse o in movimento. Se una tale azione di sfidare la fallibile memoria degli uomini affonda nei tempi, la parola «documentario», riferita ad un racconto cinematografico, è piuttosto recente, risalendo ai primi decenni del secolo scorso. Come molti sanno, la usò Grierson per definire Nanook l'esquimese di Flaherty pur avendo già da allora la percezione che tale definizione fosse insufficiente: “Definire un film come documentario è una descrizione maldestra, ma essa continua ad imporsi. I francesi che la utilizzarono per primi volevano con essa designare i film di viaggio. (...) A partire da queste visioni esotiche, il termine è arrivato ad includere film drammatici come Moana o La terra. E nello stesso tempo esso ingloberà altri generi, differenti nella forma e nella finalità (...)”.

Una tale preveggenza trova la sua validità non solo negli esempi che si sono succeduti nel corso del tempo, ma soprattutto, venendo ai giorni nostri, nella vasta gamma di produzioni che oggi si definiscono documentarie, riconoscendosi come facenti parte di una categoria omogenea, quando invece esse differiscono notevolmente «nella forma e nella finalità».

Se già all'epoca di Grierson convivevano nel «genere», in una sorta di promiscuità dialettica, geniali film di montaggio come L'uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov, opere di impegno sociale come Drifters dello stesso Grierson, sperimentazioni ritmico-visive come Berlino Sinfonia di una grande città di Walter Ruttman, esplorazioni poetico-umanistiche come Douro, Faina fluvial di Manoel de Oliveira, documentazioni di un personale punto di vista come A propos de Nice di Jean Vigo e drammi documentari come Uomini di domenica di Robert Siodmak e Edgar Ulmer, oggi che il cinema è passato attraverso l'esperienza del free cinema, del cinema diretto, del cinema verità, delle finzioni del reale, il panorama si è via via ampliato, andando dai film che estremizzano il concetto espresso da André Bazin nel suo saggio Montage interdit («Quando l'essenziale di un avvenimento dipende dalla presenza simultanea di due o più fattori dell'azione, il montaggio è proibito») al reportage, dai film di controinformazione ai saggi filmati, dal cinema come prolungamento della mano a quello che si pone come un'estensione del pensiero, dall'autobiografia alla finzione documentaria, dal found footage all'installazione, fino al cosiddetto documentario d'animazione.

In questo senso ci sembra importante, alle soglie del cinquantenario del Festival dei Popoli, fare un passo indietro e cercare di mettere in prospettiva il «genere» interrogandoci sullo status di questa forma filmica; pur essendo ben consci del fatto che essa è consustanziale al cinema stesso, mezzo che, per sua natura, ha valore di documento (come bene sanno gli studiosi di precinema, che nei primi esperimenti hanno visto uno studio, una documentazione scientifica, del movimento, o gli storici, che nelle immagini di un film leggono i segni di un'epoca, di una società che si riproduce, degli eventi e delle contraddizioni che la animano).

Quello che ci interessa non è tanto porre dei limiti, degli steccati, ma osservare, di anno in anno dove il cinema del reale sta andando, riflettendo, attraverso una circolazione della parola sui fenomeni in atto. La 49° edizione sarà dunque il teatro di una tavola rotonda che, in omaggio al «primo del nome», al lascito che ci ha trasmesso, abbiamo voluto intitolare L'eredità di Nanook. Con essa vogliamo chiamare a raccolta critici, studiosi, cineasti, produttori e traghettatori di cinema, invitandoli ad analizzare e a dibattere lo stato dell'arte, arrivando non tanto a delle conclusioni «scientifiche» quanto a dei pensieri che stimolino altri pensieri, altre elaborazioni future.

Sabato 15 novembre 2008
Sala Convegni - Ente Cassa di Risparmio
Via Folco Portinari, 5 - Firenze

programma della giornata

ore 9.30 BENVENUTO: Luciano Barisone
INTRODUZIONE: Cristina Piccino

ore 10.00 STORICI E TEORICI DEL CINEMA: Marco Bertozzi, Erik Bullot
I FESTIVAL: Carlos Muguiro , Jean Pierre Rhem

ore 11.00 Pausa caffé

ore 11.30 DIBATTITO: condotto da Cristina Piccino

ore 13 Pranzo

ore 15.00 I CINEASTI: Josè Luis Guerin, Nicolas Philibert
I PRODUTTORI: Carlo Cresto-Dina, Serge Lalou

ore 16.00 Pausa caffé

ore 16.30 DIBATTITO: condotto da Cristina Piccino

ore 18.00 CONCLUSIONE: Cristina Piccino, Luciano Barisone


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