Svizzera 2010 80’
Regia: Jacqueline Veuve
“Lucens, estate 1937, in fila ai bordi delle strade degli spettatori aspettano il passaggio del Giro di Svizzera. I bambini di allora ricordano. I loro racconti mi riportano alla mente l’universo operaio di quel paese”. I difficili anni Trenta, un paese diviso tra benestanti e lavoratori, la condizione femminile e la bicicletta come oggetto del desiderio… Jacqueline Veuve combina memoria personale e ritratto d’epoca, realizzando uno dei suoi film più personali.
Lunedì 15 novembre, Spazio Uno, ore 19:30
Svizzera 1990 87’
Regia: Jacqueline Veuve
I Bapst abitano a La Roche e l’estate una parte della famiglia sale in alpeggio. Pur individuata nella sua unicità, la famiglia Bapst diventa il modello di un’economia in via di sparizione. Invece di essere il ritratto di una Svizzera stereotipata, "Paysanne en Gruyère" è un film di fantasmi, fantasie e fiabe. Con un’operazione tanto precisa quanto delicata, Jacqueline Veuve innesta nel tessuto realistico una trama simbolica, che lo rende un’opera senza tempo.
Domenica 14 novembre, Spazio Uno, ore 17:30
Italia/Svizzera 2005 102’
Regia: Edo Bertoglio
"Sono fuggito da New York con, come unico bagaglio, un baule pieno di foto: i miei archivi, le mie immagini, i miei scarti, emulsioni ed emozioni di anni che in me hanno lasciato tracce profonde". Film di viaggio e di memoria, di scoperta e di ricostruzione, "Face Addict" è un ritratto della scena artistico-musicale della downtown newyorchese (Walter Steding, Glenn O'Brien, John Lurie, Maripol, Debbie Harry dei Blondie, Wendy Whitelaw, James Nares e Victor Bockris), ma anche uno sguardo gettato sulla vita a confronto con la sfida più difficile, il passare del tempo.
Venerdì 19 novembre, Odeon, ore 22:45
Svizzera 1999 99’
Regia: Richard Dindo
Partendo da un testo Jean Genet, Dindo si reca a Chatila nel 1999 e scandaglia le tracce del passato. Lo accompagna una giovane attrice, Mounia Raoui, che legge il testo. Appassionato elogio di un popolo, quello palestinese, e accusa ad un governo, quello israeliano, che ha intenzionalmente organizzato e messo in atto un massacro contro civili, Genet à Chatila è un film di grande forza politica, esemplare per come rende il passato presente.
Lunedì 15 novembre, Spazio Uno, ore 21:30
Svizzera 1979 60’
Regia: Clemens Klopfenstein
Alla porta d’ingresso di questa «storia della notte» ci accoglie Leopold Bloom. L’Ulisse di Joyce allude all’universo della città contemporanea e al flusso di pensiero, come modalità narrativa. Similmente, il film sarà un viaggio in un mondo dove le distinzioni tra presente e passato, rito e quotidianità sfumano. Per 150 notti, attraversando 50 città, Klopfenstein è riuscito ad imprimere su una pellicola sensibilissima un universo effimero e ammaliante.
Sabato 20 novembre, Spazio Uno, ore 19:30
Svizzera 1984 87’
Regia: Daniel Schmid
Accompagnato dalla «camera sensibile» di Renato Berta, Schmid ritrova nella «casa di riposo per anziani» di Milano quell’atmosfera unica, tipica dei suoi film. Sorta per volontà testamentaria di Giuseppe Verdi e aperta nel 1902, la struttura ospita vecchi cantanti lirici. Nonostante l’età e gli acciacchi, gli anziani di casa Verdi non hanno perso il gusto per il «bel canto» e, di fronte alla macchina da presa, si impadroniscono della scena per ravvivare il loro passato.
Domenica 14 novembre, Spazio Uno, ore 21:30
Svizzera 1995 64’
Regia: Alain Tanner
Mentre una lenta panoramica scopre il porto di Genova, una voce-io racconta il passato di un uomo. Ieri, Alain Tanner aveva 17 anni e scopriva un paese di cui amava i film attraverso una città singolare ed in pieno fermento. Oggi, il cineasta ritorna in quella città. Osserva la crisi del porto, con le merci divenute anonime e gli uomini sempre meno necessari. Omaggio all’etica lavoro, "Les Hommes du port" è una riflessione sul tempo. Sul qui e sull’altrove.
Venerdì 19 novembre, Odeon, ore 15:00
Svizzera 2003 90’
Regia: Jean-Stéphane Bron
14 ottobre 2001. Nella stanza «87» del palazzo federale svizzero. 25 membri di una commissione legislativa si riuniscono per la prima volta ad elaborare una legge sulla genetica. Per un anno intero, Jean-Stéphane Bron aspetterà pazientemente davanti alla porta della sala per raccogliere commenti, catturare espressioni, seguire il farsi della legge. Tenero e ironico, il film è una grande metafora sul vivere insieme e l’esemplare ritratto di una nazione.
Giovedì 18 novembre, Spazio Uno, ore 17:00
Svizzera 1995 80’
Regia: Nicolas Humbert, Werner Penzel
Viaggiatori iconoclasti, Nicolas Humbert e Werner Penzel si confrontano con l’essenza del nomadismo, raccolta grazie alla collaborazione con il poeta/clown Robert Lax e il musicista Fred Firth. Più che un film sui tuareg, sugli artisti di strada e sulle loro analogie (le tende, il deserto e le no man’s land delle periferie, i volti segnati dalla strada), Middle of the Moment è un affascinante poema visivo.
Venerdì 19 novembre, Spazio Uno, ore 19:00
Svizzera 2002 72’
Regia: Ursula Meier
Alain Devegney è un poliziotto «sui generis». Presa la decisione di entrare nell’esercito, ha simpatizzato per gruppi di estrema destra per finire poi ad attivare un progetto di mediazione interculturale nella sua città, Ginevra – la cui popolazione è per metà straniera. "Pas les flics, pas les noirs, pas les blancs" – a dispetto del suo titolo - è un film «positivo», che traduce il desiderio in volontà e il conflitto in dialogo.
Lunedì 15 novembre, Odeon, ore 15:00
Svizzera 2003 0’
Regia: Fernand Melgar
Il primo giorno di scuola (ma visto dalla parte del professore). Il primo combattimento. La nascita del primo figlio (in una coppia sui generis). L’ordinamento di un nuovo prete… Armato del suo sguardo lucido e con la consueta attenzione ai dettagli, Fernand Melgar si confronta e affronta la società svizzera. Gioie ma anche dispiaceri compongono questo mosaico in minore, dove i protagonisti degli undici, brevi episodi sono normali cittadini alle prese con situazioni irripetibili nella loro vita. "La Déchirure" è un intenso racconto dell’operazione al cuore subita da una signora svizzera (la televisione lo aveva rifiutato a causa della forza di certe immagini).
Gli episodi saranno proiettati prima dei film della retrospettiva
Svizzera 1992 80’
Regia: Reni Mertens, Walter Marti
Prima di essere un grandioso elogio funebre, Requiem è l’omaggio ad un’umanità scomparsa. Il segno di riconoscimento ad un evento che giace sommerso sotto la pelle del mondo. Coadiuvati da un lavoro straordinario all’immagine e alle musiche, Reni Mertens e Walter Marti hanno intrapreso un viaggio nei luoghi del mondo in cui questa memoria si conserva. Cimiteri soprattutto; ma anche campi spazzati dal vento.
Martedì 16 novembre, Odeon, ore 15:00
Svizzera 1964 79’
Regia: Alexander J. Seiler
“E’ vero, Siamo italiani è un film di denuncia. Le condizioni di vita scandalose degli italiani arrivati in Svizzera all’inizio degli anni Sessanta mi avevano colpito”. Con questo film, girato nel 1964, Seiler fa entrare il documentario svizzero nell’epoca moderna, un’epoca in cui il cinema - grazie alle nuove tecnologie leggere - permette alle persone filmate di esprimersi direttamente.
Domenica 14 novembre, Spazio Uno, ore 15:30
Svizzera 2001 96’
Regia: Christian Frei
"War Photographer", film di Christian Frei candidato all’Oscar e premiato in numerosi festival, più che di guerra parla di immagini. Come si individua, si costruisce e si confeziona un’immagine? E quale rapporto sussiste tra il dito che scatta e l’immagine colta? Visto a quasi dieci anni di distanza il film, oltre a conservare intatta tutta la sua forza emotiva, si offre come un’attuale radiografia del mondo globalizzato.
Martedì 16 novembre, Spazio Uno, ore 19:00
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