Firenze, 14 - 21 Novembre 2008

Festival Internazionale del film documentario

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    Argentina 2008 25'
    Regia: Stella Iannitto, Miguel Maldonado, Ana Ugarte
    Tramonto. In un bosco, nei dintorni di Buenos Aires, una marionetta prende vita, creando un mondo a sua misura. Fernando (il creatore) e Don Demetrio (la creatura), sospettosamente simili, fondono le loro personalità, giocando sulla frontiera tra il vero e il falso. Un piccolo film che è anche un lucido sguardo sulla creazione e sul gioco senza fine della finzione.

  • A Necessary Music

    Gran Bretagna/USA 2008 20'
    Regia: Beatrice Gibson
    Gli abitanti di Roosevelt Island si mettono in scena, raccontando alla macchina da presa l’epopea contemporanea della comunità. Accompagnata dall’artista Robert Ashley, Beatrice Gibson attraversa il tessuto storico dell’isola, cantiere a cielo aperto per diversi architetti e i loro stravaganti progetti negli anni ’60, finendo per dare forma ad una ricostruzione mentale dello spazio della città.

  • Bizim Deniz
    Marenostrum

    Turchia 2008 30'
    Regia: Ethem Özgüven
    Volti di pescatori, villaggi immersi nel sole, segni del passato. E il blu irresistibile del mare. Film mosaico, che documenta, negli esterni e negli interni, l’inarrestabile trasformazione del paesaggio mediterraneo della Turchia, mostrandocene angoli e personaggi scomparsi, colti col Super8 prima dell’arrivo del turismo di massa.

  • Ciobanul Zburator
    The Flying Shepherd

    Romania 2008 26'
    Regia: Catalin Musat
    Greggi e pastori indugiano pigramente al sole. Improvvisamente nel cielo compare uno strano oggetto volante. Così la quieta dimensione bucolica della campagna romena s’incrocia con l’animazione un po’ proterva che pervade una vicina pista per deltaplani a motore: uno scontro di culture che diventa il detonatore di un umorismo surreale e di un grande senso di libertà.

  • Clean Up

    Germania 2008 10'
    Regia: Sebastian Mez
    La folgorante constatazione dell’atrocità della pena di morte. Il film riprende con inquadrature fisse la minuziosa operazione di pulizia di un inserviente al di là del vetro che separa il luogo dell’esecuzione dai posti del pubblico. La fissità dello sguardo non lascia scampo alla coscienza dello spettatore.

  • Cosmic Station

    Germania 2008 30'
    Regia: Bettina Timm
    Monte Aragaz, Armenia. Una squadra di scienziati continua le proprie ricerche astronomiche nonostante la mancanza di finanziamenti da parte delle istituzioni e le condizioni precarie delle strutture. Un film intimo e sensibile che, grazie a lunghe inquadrature e a splendide riprese, coglie il totale isolamento di un cimelio sopravvissuto a un prestigioso progetto sovietico.

  • Distancias
    Distances

    Spagna 2008 28'
    Regia: Pilar Monsell
    Un gruppo di clandestini, appena passato attraverso l’inferno sahariano, è parcheggiato in Marocco, in attesa dell’ultimo balzo verso l’Europa. Una delle esperienze più radicali dell’uomo contemporaneo (la fuga e l’esilio dal proprio paese) viene narrata da uno spettacolo teatrale, che gli stessi protagonisti mettono in scena, di fronte alla macchina da presa, nel chiuso di una stanza.

  • Eden End

    Spagna 2008 10'
    Regia: Enrique Rodríguez Fernández Baixeras
    Immagini idilliache, legate al passato. Volti sorridenti, famiglie felici, sfondi e paesaggi meravigliosi. È la vita come desiderio, come immagine mediatica. Ma il tutto è immerso in una strana atmosfera: lentamente, il paradiso diventa una riserva di ricchezze da sfruttare. “Un viaggio-vacanza nel mondo turistico dell’uomo moderno, in cui il piacere si confonde con l’eccesso”.

  • La favola del pennello
    The Tale of an Artist’s Brush

    Svezia 2008 28'
    Regia: Andreas Kassel
    Un incontro con il pittore Morandi, l’irresistibile attrazione dei pennelli, il fascino mistico di Andrei Rublëv, la poesia visionaria di Tarkovskij sono gli ingredienti di un lungo racconto che Tonino Guerra fa alla macchina da presa, sullo sfondo dei suoi ricordi e dei paesaggi dell’Appennino tosco-emiliano. Un esercizio di ammirazione e la testimonianza del potere misterioso della parola.

  • Ma’rib
    Traces of Stones

    Yemen/Germania 2008 30'
    Regia: Rainer Komers
    Archeologi, allevatori di cammelli, artigiani, agricoltori, pastori, studenti, insegnanti, membri di tribù, persone in attesa e... migliaia di anni dell’oasi yemenita ai margini del deserto di Rhub al-Khali. Senza dialoghi e abolendo una narrazione convenzionale, il film di Rainer Komers propone l’esplorazione di abitudini, ritmi e gesti di una regione arida, in un paese austero.

  • Mosh va Gorbe
    Cat & Mouse

    Iran 2008 26'
    Regia: Bijan Zamanpira, Nahid Ghobadi
    Il lavoro incessante, faticoso e ingrato di un gruppo di bambini del Kurdistan iraniano, adibiti alla raccolta del pane raffermo, poi riciclato dall’industria alimentare. La situazione, dura e senza vie d’uscita, fa trasparire talvolta qualche sprazzo di umanità: i bambini restano sempre bambini e la gioia del gioco emerge nel grigiore di una vita di stenti.

  • Moujarad Raiha
    Merely a Smell

    Libano 2007 10'
    Regia: Maher Abi Samra
    Scheletri di edifici, polvere, uomini al lavoro. Fuori campo le parole di una radio. Filmando in un unico piano sequenza in bianco e nero un gruppo di soccorritori e operatori umanitari, impegnati in una ricerca silenziosa dei superstiti o dei cadaveri, fra le rovine di una casa bombardata di Beirut, il film ci fa sentire l’insopportabile orrore della morte inflitta agli inermi.

  • Presidio Modelo

    Colombia/Canada 2008 15'
    Regia: Pablo Alvarez-Mesa
    Cuba, anni Venti. Il dittatore Gerardo Machado ordina la costruzione di un carcere sul modello del Panopticon, teorizzato dal filosofo inglese Jeremy Bentham. Qui Castro fu fatto prigioniero dal Dittatore Fulgencio Batista prima della rivoluzione del 1959 e scrisse la sua autodifesa. Un tentativo di raccontare la storia attraverso le tracce, le macerie, i detriti.

  • Tijuana

    Francia 2008 37'
    Regia: Vincent Martorana
    Immagini strisciate, colori saturi, pensieri in movimento. Siamo a Tijuana, frontiera fra Messico e Stati Uniti, davanti a un doppio muro che impedisce gli sconfinamenti. Lo sfruttamento, l’umiliazione, la violenza, la tristezza, la necessità dell’ebbrezza e dell’oblio: il film racconta tutto questo con una musica dolente e dei cartelli dal ritmo di rap che accompagnano lo sguardo.

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