Firenze 12 - 19 Novembre 2011

Festival Internazionale del film documentario

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Presentazione Edizione 2011

Maria Bonsanti

Alberto Lastrucci


Il Festival dei Popoli ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di rilancio che ci auguriamo di non interrompere, sempre e comunque convinti che la sua prima, grande peculiarità sia il respiro internazionale. Col passaggio di testimone, la prima domanda che ci siamo posti è stata quale era il compito principale che ci veniva trasmesso: la risposta è stata quella dell’impegno a far sì che il Festival dei Popoli continui, in qualche modo, ad anticipare i tempi, come ha fatto dall’epoca della sua fondazione, nel 1959. E’ necessario continuare a guardare avanti e, di conseguenza, render conto delle mille istanze, dei numerosissimi spunti che si affacciano nei territori del cinema della realtà. Vogliamo offrire una panoramica che non fotografi solo il centro, ma anche i confini.

Per questo, abbiamo voluto pensare al Festival come un laboratorio, uno spazio in cui il documentario viene costruito e destrutturato. In primis abbiamo attuato una scelta ben precisa per la personale: Isaki Lacuesta autore giovane, ma che può vantare già un elevato numero di lavori, si è sempre messo in gioco con un continuo processo di rielaborazione del proprio materiale, da cui trae ogni volta nuovi spunti. A proposito di rielaborazione siamo lieti di aprire il festival con la proiezione evento di Chronique d’un film. A distanza di 52 anni, Edgar Morin tornerà a Firenze per presentare un progetto cui sta collaborando insieme a tre videoartisti, che hanno avuto la possibilità di rimontare materiale non utilizzato di Chronique d’un été, che proprio a Firenze ha visto la sua genesi, durante la prima edizione in cui il grande sociologo francese era presente in giuria, insieme tra gli altri, a Jean Rouch. Dalla nascita del documentario moderno ad un cinema aperto, che rielabora il passato e se ne riappropria per dar vita ad un prodotto artistico difficilmente classificabile.

Tra creazione e memoria va collocato anche il nuovo appuntamento con Storie Mobili, che vedrà il festival presente stavolta anche nella veste di co-produttore: durante i primi due giorni di festival saranno raccolte interviste agli spettatori del Cinema Odeon, che ripercorreranno le proprie memorie cinematografiche, legate alla frequentazione delle sale del centro. Una delle interviste sarà proposta nel corso della serata di premiazione.

Tutti i nostri sforzi sono andati nel cercare di portare a Firenze, durante il festival, il maggior numero di professionisti del settore, per far sì che per otto giorni Firenze si parli la lingua del documentario. Questo impegno è indubbiamente rafforzato dalla rinnovata collaborazione con gli Italian Doc Screenings, il mercato del documentario italiano: quattro giornate in cui ci si occupa di cinema a venire.

Il Festival-laboratorio si arricchisce anche e soprattutto grazie alle collaborazioni: dopo quattro anni, la partnership con CCC Strozzina cresce e diventa un vero e proprio focus, che affronta, attraverso tre documentari, l’argomento della mostra Declining Democracy in atto a Palazzo Strozzi, sul ripensamento della democrazia tra utopia e partecipazione. Sulle stesse tematiche, da parte nostra, proponiamo per Adotta un doc due rarissimi film dell’archivio del festival. Del resto, l’idea del luogo di confronto prende corpo in quei numerosi fili rossi che attraversano la rassegna nelle sue varie sezioni. A dieci anni dall’11 settembre, nell’anno che ha visto la primavera araba, gli input per riflettere su ribellione, pacifismo, dissidenza (soprattutto negli USA ieri e oggi), sono arrivati continui, e non possono non riemergere nei film proposti. In Panorama presentiamo un work in progress che ci riporta all’11 settembre, da dove parte il nostro discorso. Un cerchio dunque, per contenuti e struttura. Altra forte presenza nei film del festival - non a caso forse, dato che si parla di utopia e dunque di futuro- è l’adolescenza, raccontata dai concorsi in maniera inedita. Nello specchio dello schermo, è riflesso l’altro volto di un’età che ci viene spesso raccontata per luoghi comuni. Mi fermo: questi sono solo un paio dei percorsi tematici che attraversano il programma. …e dato che si è parlato di partecipazione, a ciascun spettatore il compito –e, speriamo, il piacere- di trovarne altri!

Infine, un’ultima nota: quello che vedrete è il frutto di un lavoro di squadra, bello e appassionato. Almeno nel nostro piccolo, la partecipazione non è un’utopia!

Maria Bonsanti
codirettrice Festival dei Popoli

Esplorare i territori del cinema documentario è stato il principio fondativo del Festival dei Popoli e continua ad esserlo ancora oggi. Questa edizione porta le firme di Maria Bonsanti, che considero compagna in questo viaggio, e del sottoscritto, ma ad esse vanno senz’altro aggiunte quelle di tutti i nostri collaboratori. Insieme ci siamo voluti spingere ai limiti di questo sorprendente continente per esplorarne le zone di confine, i punti di incontro e di scambio tra il documentario e gli altri generi cinematografici: il film di finzione, l’animazione, il cinema sperimentale.

Nel corso dei mesi dedicati alla preparazione del festival è stato lo stesso oggetto della nostra analisi ad innescare in noi la curiosità per questo genere di ricerca, ad esigere che ci muovessimo in questa direzione. Un elevatissimo numero di opere ci mostravano, oltre ad una straordinaria ricchezza narrativa, l’originalità di linguaggi appositamente messi a punto per esprimere concetti nuovi. I risultati di questa ricognizione ci sono sembrati sorprendenti e nutriamo la speranza che sapranno affascinare il pubblico come hanno conquistato noi.

Si rimane meravigliati dai risultati conseguiti nel tentativo di misurare quanto vasta possa essere l’estensione della terra del documentario e quanto varia possa essere le sua geografia. Pur rimanendo in ultima analisi una faccenda squisitamente cinematografica, il documentario rivela legami di parentela fortissimi con l’intero universo narrativo: può essere romanzo, diario, novella, fiaba, poesia, saggio socioeconomico, trattato di geopolitica, libro di storia, album fotografico, atlante. Tutto questo e molto altro ancora.

I protagonisti dei film che si affacceranno, uno dopo l’altro, dagli schermi della nostra rassegna, mi affiorano alla mente in una moltitudine di volti, sguardi, frasi, sonorità di lingue mai ascoltate, gesti compiuti in una sola occasione nella vita o cento volte nella stessa giornata, regalati – una volta e per sempre – a quella memoria di tutti che è la memoria cinematografica. L’insieme compone una galleria imperdibile di tipi umani che, se lo consentirete, entreranno a far farte dei vostri ricordi, del vostro immaginario, proprio come se si trattasse di incontri reali. Quale che sia la loro età, condizione sociale, provenienza geografica, queste persone sono accomunate da un unico denominatore: considerarsi abitanti di questo pianeta ed essere fieri protagonisti delle loro esistenze diventate storie. Se una verità attraversa questi film è come sia connaturato all’umanità il non arrestarsi di fronte a nessuna frontiera – siano essi i confini stabiliti dalle nazioni o quelli, ancor più dannosi, posti alla creatività, alla conoscenza e alla libertà. I popoli del mondo hanno per vocazione il volersi mescolare, hanno l’istinto a fondersi gli uni con gli altri per potersi comporre in combinazioni sempre nuove. Qualsiasi tentativo di sovvertire questa legge di natura è destinato, nel lungo periodo, a rivelarsi solo una breve pausa, fastidiosa ma irrilevante; un rallentamento di quello che è invece un fluire perpetuo, un battito inarrestabile, perfettamente inscritto nell’ordine delle cose.

Non potevamo essere più fortunati: abbiamo trovato il simbolo che sintetizza tutto questo con chiarezza ed eleganza. Mi riferisco all’immagine scelta per questa 52esima edizione. Dono impagabile di un’artista - appunto senza frontiere - conosciuta quando abbiamo presentato il Festival dei Popoli al pubblico di New York: Maria Antonietta Mameli, autrice dell’opera che potete ammirare nel manifesto e grande amica del nostro festival.

Alberto Lastrucci
codirettore Festival dei Popoli