Firenze 28 novembre – 5 dicembre 2014

Festival Internazionale del film documentario

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L’umanità ha bisogno di storie. Ne ha bisogno per conoscere e per riconoscersi; per informarsi, per nutrire la propria inesauribile curiosità, per rispondere all’innato istinto di condividere, di sentirsi partecipi, di trasmettere agli altri esperienze, opinioni, fantasie. E quale migliore generatrice di storie della realtà?

Essa produce con incredibile prolificità situazioni, vicende, avvenimenti: un fitto intreccio di vite, pensieri, azioni, passioni. Ne sono pienamente consapevoli i “cineasti del reale”, che proprio della realtà sono i più attenti osservatori. La esplorano, la scrutano, la indagano, poi raccolgono da essa quei fili sottili che permettono il dipanarsi di una storia. Le vicissitudini di alcuni individui in un momento determinato e in un posto remoto prendono forma e diventano racconto: una nuova storia da narrare. Così quella vicenda spicca il volo, inizia il suo viaggio per andare a colpire l’immaginazione, la fantasia, il cuore di migliaia di persone. Diventa universale.

Talvolta mi capita, in contesti diversi, di incontrare persone che, saputa la mia professione, mi dicono di avere visto “qualche anno fa” un film presentato al festival. Spesso non ricordano né il titolo né il nome dell’autore, ma rievocano con estrema precisione la vicenda e i suoi protagonisti. Quella storia gli è evidentemente rimasta dentro, ha messo radici nella loro memoria e nutre la loro immaginazione. La portano con sé, anche per molti anni, pronta a saltar fuori quando un aspetto qualsiasi dell’esistenza, per qualche misteriosa assonanza, ne risveglia il ricordo. Di fronte a questi racconti provo sempre una certa emozione, specialmente quando riconosco la storia (e sì, mi ricordo anche il titolo del film e il nome dell’autore). Ricordo la fase di selezione, di come quel film mi avesse appassionato; di quando ne parlai con i colleghi; dell’entusiasmo che invase tutti noi quando ci dicemmo che quella storia era bellissima e che meritava proprio di essere mostrata; di quanto abbiamo sperato che il pubblico l’apprezzasse ed amasse come era successo a noi.

Il nostro mestiere offre anche questo tipo di soddisfazioni “a lungo termine”: ritrovare a distanza di anni una storia fissata nella memoria dei nostri spettatori. È uno dei motivi per cui vale la pena di organizzare questo festival: pazienza se i finanziamenti non sono mai abbastanza, se si lavora nell’incertezza, se non tutti i progetti vanno in porto, se avremmo sempre bisogno di qualche giorno in più, e invece tempo non ne è rimasto, perché il festival dei Popoli comincia… domani.

Bene, quella che vi presentiamo è la 55° edizione del Festival Internazionale del Film Documentario. Si tratta indubbiamente di un traguardo importante, dal momento che pochissime manifestazioni cinematografiche vantano tale longevità. In virtù di tale esperienza il Festival dei Popoli vi rinnova l’invito a conoscere nuovi film, ad incontrare nuovi registi, a partecipare ad incontri, scambi, riflessioni.

Vi auguro che i film che vedrete quest’anno vi facciano compagnia per lungo tempo.

Alberto Lastrucci
Direttore del Festival dei Popoli