MAI – MUSEO ANTROPOLOGICO IMMAGINARIO

Un progetto a cura di Valeria D’Ambrosio

con Gabriela Acha, Gian Piero Frassinelli e Marcela Moraga.

Qual è il senso di un museo antropologico nella società contemporanea? Cosa significa collezionare ed esporre manufatti etnografici oggi? Come si affrontano le sfide legate alla decolonizzazione, la restituzione degli oggetti, la rivitalizzazione di una struttura che a causa della sua natura statica fatica a rispondere al dinamismo delle culture umane? Da sempre percepito come un’inviolabile istituzione della cultura occidentale, il museo resta uno dei luoghi più rappresentativi di una visione egemonica che spesso corrisponde all’espressione di un senso di superiorità nei confronti delle altre culture. Partendo da un’analisi critica di queste osservazioni, MAI. Museo Antropologico Immaginario si propone di attivare una strategia di collaborazione interculturale per ripensare al concetto di museo antropologico attraverso lo sviluppo di nuove metodologie partecipative. (V. D’Ambrosio)

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La rassegna cinematografica

L’Archivio del Festival dei Popoli propone un ciclo di proiezioni di documentari connessi ai temi del MAI. Museo Antropologico Immaginario. La rassegna si offre come parte integrante del progetto, sviluppando gli spunti di riflessioni innescati dalle opere e dagli oggetti esposti. Sei titoli di provenienza internazionale si interrogano sull’esigenza di ripensare al concetto di museo antropologico e si propongono di avvicinare culture e popolazioni che ogni giorno cercano di far dialogare tradizioni antiche con le istanze della contemporaneità. 

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Primo appuntamento: venerdì 30 ottobre 2020 – Villa Romana, ore 18.00

Palimpsest of the Africa Museum, di Matthias De Groof 

(Belgio, 2019, 69’ – v.o.  francese e olandese con sottotitoli in inglese)

Il Museo Reale per l’Africa Centrale di Tervuren, in Belgio, fu istituito per volontà di Leopoldo II in occasione della Fiera Mondiale del 1897. La monumentale collezione di storia naturale e di etnografia, oltre a contare migliaia di esemplari provenienti dai possedimenti coloniali in Congo, vantava la presenza di uomini e donne africani, esposti al pubblico in un diorama che raffigurava, in maniera posticcia, l’habitat di provenienza. Non avrebbero mai rivisto la loro terra di origine: sarebbero morti di lì a poco a causa dei virus europei, letali per il loro organismo.

A partire dal 2013, il museo di Tervuren viene chiuso al pubblico e prende il via un lungo progetto di restauro e di rinnovamento, a fianco del quale la nuova direzione del museo coinvolge numerosi esperti internazionali in una riflessione su una nuova concezione di museo etnografico che si affranchi dall’impostazione colonialista dei fondatori. 

Il film documenta alternativamente i lavori di smantellamento delle vecchie teche espositive, nelle quali gli oggetti appaiono inesorabilmente offuscati dal velo del tempo, e le sedute del simposio, in cui gli interventi di esperti in varie discipline e nazionalità si incrociano e vengono a confronto, cercando di conciliare le diverse competenze e la pluralità dei punti di vista. Le questioni sul tavolo si chiarificano con il procedere del dibattito: non si tratta solo di dare la museo di dare una nuova veste, ma di interrogarsi su quale storia esso debba raccontare, quella dei conquistatori o quella dei conquistati? E chi deve essere il narratore di questa “verità” dalle molte sfaccettature? (A. Lastrucci)

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Modalità di accesso

Tutte le proiezioni sono ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.

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Capienza massima con distanza di sicurezza e obbligo di indossare la mascherina: 20 persone.

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MAI è un progetto di Villa Romana, a cura di Valeria D’Ambrosio, realizzato con il il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze con il Patrocinio del Comune di Firenze e di Regione Toscana. Il Dipartimento del SAGAS UniFi è partner scientifico del progetto.

La rassegna cinematografica, curata di Alberto Lastrucci e Daniela Colamartini dell’Archivio del Festival dei Popoli, fa parte del progetto per la conservazione e valorizzazione degli archivi, che vede impegnati Regione Toscana e Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana. 

Il Festival dei Popoli ringrazia i registi e i produttori dei film presentati, in particolare: Matthias De Groof, Federico Molentino, Juan Manuel Ferrero.