MAI – MUSEO ANTROPOLOGICO IMMAGINARIO

Un progetto a cura di Valeria D’Ambrosio

con Gabriela Acha, Gian Piero Frassinelli e Marcela Moraga.

Qual è il senso di un museo antropologico nella società contemporanea? Cosa significa collezionare ed esporre manufatti etnografici oggi? Come si affrontano le sfide legate alla decolonizzazione, la restituzione degli oggetti, la rivitalizzazione di una struttura che a causa della sua natura statica fatica a rispondere al dinamismo delle culture umane? Da sempre percepito come un’inviolabile istituzione della cultura occidentale, il museo resta uno dei luoghi più rappresentativi di una visione egemonica che spesso corrisponde all’espressione di un senso di superiorità nei confronti delle altre culture. Partendo da un’analisi critica di queste osservazioni, MAI. Museo Antropologico Immaginario si propone di attivare una strategia di collaborazione interculturale per ripensare al concetto di museo antropologico attraverso lo sviluppo di nuove metodologie partecipative. (V. D’Ambrosio)

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La rassegna cinematografica

L’Archivio del Festival dei Popoli propone un ciclo di proiezioni di documentari connessi ai temi del MAI. Museo Antropologico Immaginario. La rassegna si offre come parte integrante del progetto, sviluppando gli spunti di riflessioni innescati dalle opere e dagli oggetti esposti. Sei titoli di provenienza internazionale si interrogano sull’esigenza di ripensare al concetto di museo antropologico e si propongono di avvicinare culture e popolazioni che ogni giorno cercano di far dialogare tradizioni antiche con le istanze della contemporaneità. 

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Secondo appuntamento: evento rimandato in data da definire

Le terrain du peuple, di Anja Göbel 

(Germania, 2015, 34’ –  v. o. francese/lingue locali, sottotitoli in inglese)

Il museo nazionale di Ouagadougou, nel Burkina Faso, voluto da Thomas Sankara per la valorizzazione delle culture autoctone del proprio paese, divenuto indipendente, si è andato connotando come punto di convergenza (e di frizione) di problematiche causate da una concezione museale troppo autoritaria. Per erigere il museo, il capo tribù locale è stato privato della sala del trono – un luogo “pubblico”, dove il sovrano incontra il popolo – e lo spazio regale è stato inglobato dal cortile che circonda il museo. Inoltre alcuni tra gli esponenti più in vista della comunità sono contrari al fatto che un oggetto di uso rituale, considerato sacro e “vivente”, finisca sotto una teca di vetro, dove è destinato a “morire”. Avvicinandosi con delicatezza al cuore del problema e senza cercare di risolvere il complesso intrico di contraddizioni, il film propone l’esempio di un museo antropologico nazionale che causa dispiaceri e suscita opposizioni proprio da parte delle culture locali, che il museo stesso si proponeva di celebrare. (A. Lastrucci)

Abigail, di Valentina Homen e Isabel Penoni 

(Brasile, 2016, 17’ – v.o. portoghese – sottotitoli in inglese) 

Tra il 1940 e il 1950 Abigail Lopes partecipò alle spedizioni di Francisco Meireles, noto in Brasile per aver cercato un incontro pacifico con le popolazioni indigene che vivevano isolate. Abigail entrò in contatto con la popolazione Xavantes della Serra do Roncador (nello stato del Mato Grosso), e con loro passò otto anni della sua vita. Il film rievoca l’incontro avvenuto tra le due giovani registe e l’ormai anziana donna, prima della sua morte nel 2011, nella casa colma di ricordi e suggestioni appartenenti ad un passato ricco di incontri e contaminazioni. Lì la ricercatrice è vissuta e ha animato nei decenni numerose discussioni sul legame tra la cultura etnica e le ancestrali religioni afro-brasiliane, di cui divenne adepta. 

“Abigail è un film sui nostri ricordi di questo personaggio straordinario, sul nostro incontro con lei, sulla nostra esperienza nella sua casa”. Isabel Penoni (sua è anche la voce narrante) e Valentina Homem realizzano un film sul potere spiritistico della memoria, più che su un ricordo. Un potere che può spaccare luoghi e cose e ritrovare il flusso di un’anima impersonale che agisce nel tempo, nella natura e negli oggetti. (A. Lastrucci)

Extremos – Viaje a Karukinka (Extremes – Expedition to Karukinka)

di Federico Molentino e Juan Manuel Ferraro (Argentina, 2015, 26’ – non parlato)

Siamo nella Terra del Fuoco, arcipelago all’estremità meridionale del continente sudamericano meta ogni anno di numerose crociere turistiche. Immagini di un passato remoto, che mostrano rappresentanti delle popolazioni originarie vestiti e acconciati secondo la tradizione, si sovrappongono al presente. Il suggestivo accostamento illustra un paesaggio violentemente deturpato dallo sfruttamento industriale che si popola, per qualche istante, di presenze fantasmatiche. Questo ‘viaggio agli estremi’ approda infine nei luoghi cui sono stati destinati i discendenti di quei fieri antenati: fabbriche depersonalizzanti che, questo il monito silenzioso proposto dal film, costituiscono il tassello finale di un processo di colonizzazione che non si è mai interrotto. (A. Lastrucci)

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Modalità di accesso

Tutte le proiezioni sono ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.

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Capienza massima con distanza di sicurezza e obbligo di indossare la mascherina: 12 persone.

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MAI è un progetto di Villa Romana, a cura di Valeria D’Ambrosio, realizzato con il il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze con il Patrocinio del Comune di Firenze e di Regione Toscana. Il Dipartimento del SAGAS UniFi è partner scientifico del progetto.

La rassegna cinematografica, curata di Alberto Lastrucci e Daniela Colamartini dell’Archivio del Festival dei Popoli, fa parte del progetto per la conservazione e valorizzazione degli archivi, che vede impegnati Regione Toscana e Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana. 

Il Festival dei Popoli ringrazia i registi e i produttori dei film presentati, in particolare: Matthias De Groof, Federico Molentino, Juan Manuel Ferrero.