Il regista Haile Gerima sarà tra gli ospiti del 67° Festival dei Popoli per presentare Black Lions, Roman Wolves, opera monumentale sulla resistenza etiope durante la seconda invasione italiana del 1935.

30 anni di lavoro per un film epocale della durata di nove ore. Suddiviso in cinque parti e composto di immagini di archivio, documenti storici, folklore, canti di guerra, poesie celebrative tradizionali e testimonianze, Black Lions, Roman Wolves è il capolavoro di un regista da sempre impegnato nel raccontare la strenua lotta del popolo etiope e il suo valore simbolico di resistenza contro tutte le ingiustizie e le violenze coloniali di cui la storia africana è tragicamente permeata. 

Mescolando materiali di archivio, interviste a testimoni oculari e storici, riprese originali realizzate dal regista e scene tratte dalle opere teatrali del padre, Ato Tafere Gerima, il film costruisce un racconto corale e multilingue di una guerra combattuta non solo con le armi ma con il potere stesso della cultura, della memoria e della parola, attraverso i ricordi indelebili di guerrieri e guerriere, la poesia, la musica e la tradizione orale, ribaltando così una narrazione a lungo dominata dai racconti italiani e occidentali.

Nelle parole del regista: “Black Lions, Roman Wolves è un’ossessione lunga trent’anni che ha trasformato la mia stessa idea di narrazione. È una storia di memoria, o meglio, del mio diritto a ricordare una vicenda completamente dominata dalle narrazioni europee; un potere che non possiede solo le risorse, ma anche il diritto di proprietà assoluta sugli archivi di questo specifico evento storico che riguarda il ripetuto tentativo italiano di colonizzare il mio Paese, l’Etiopia. Nel fare i conti con questa smisurata eredità storica, gran parte degli ultimi decenni è stata spesa per ottenere i diritti dei filmati d’archivio che rappresentano il mio stesso popolo, sia coloro che hanno combattuto gli invasori, sia coloro che hanno collaborato con l’invasione fascista italiana. Mi sono chiesto in che modo un regista africano può utilizzare immagini fabbricate da una mentalità coloniale e razzista? E come evitare le trappole e i pericoli nell’utilizzare un archivio che considerava il mio popolo barbaro? Ho completato il film nonostante mi sia stato negato l'accesso al principale archivio dell’era mussoliniana, il Luce, che ha sede a Roma, così come a quelli delle superpotenze come la Gran Bretagna. Per me non è mai stato abbastanza fare un film solo per raccontare una storia. Ho passato la vita a combattere, da quando ho compreso il potere del cinema di dare forza alla mia logica narrativa, al mio sistema di pensiero. Spero che lo sforzo di questo film, per quanto imperfetto, permetta agli spettatori, anziché negarglielo, di riflettere sulle idee che lo hanno fatto nascere”.

Black Lions, Roman Wolves è un atto di memoria che rivendica come il passato non abbia ancora finito di parlare: un monumento alla resistenza africana, all’autorialità collettiva e allo spirito di una nazione che ha rifiutato di inginocchiarsi davanti a un potere ingiusto. 

Haile Gerima sarà a Firenze durante il 67° Festival dei Popoli nei giorni di lunedì 2 e martedì 3 novembre per presentare il film e incontrare il pubblico.

L’iniziativa fa parte del progetto “Se l’ascia dimentica, l’albero ricorda” የወጋ ቢረሳ፤ የተወጋ አይረሳ - Haile Gerima in tour in Italia, un percorso che attraversa varie città e un ampio spettro di istituzioni: festival cinematografici, università, istituzioni culturali e cinematografiche, associazioni, attivando sinergie tra soggetti diversi, configurandosi come percorso diffuso di approfondimento e dibattito a livello nazionale.

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