Un progetto a cura di Valeria D’Ambrosio

con Gabriela Acha, Gian Piero Frassinelli e Marcela Moraga

Dal 23 ottobre al 20 novembre 2020Villa Romana (Via senese, 68 – Firenze www.villaromana.org)

Qual è il senso di un museo antropologico nella società contemporanea? Cosa significa collezionare ed esporre manufatti etnografici oggi? Come si affrontano le sfide legate alla decolonizzazione, la restituzione degli oggetti, la rivitalizzazione di una struttura che a causa della sua natura statica fatica a rispondere al dinamismo delle culture umane? Da sempre percepito come un’inviolabile istituzione della cultura occidentale, il museo resta uno dei luoghi più rappresentativi di una visione egemonica che spesso corrisponde all’espressione di un senso di superiorità nei confronti delle altre culture. Partendo da un’analisi critica di queste osservazioni, MAI. Museo Antropologico Immaginario si propone di attivare una strategia di collaborazione interculturale per ripensare al concetto di museo antropologico attraverso lo sviluppo di nuove metodologie partecipative.

Il MAI è uno spazio multidisciplinare in dialogo tra arte contemporanea, architettura e antropologia, campi di studio intesi come intrinsecamente opposti o essenzialmente inestricabili nel loro essere forme di rappresentazione che prendono come punto di partenza l’esperienza umana. Traendo ispirazione dal primo viaggio argentino di Paolo Mantegazza, fondatore nel 1869 del Museo di Antropologia ed Etnologia di Firenze, il MAI propone un focus sui popoli e le variegate culture della Patagonia cilena e argentina. Al suo interno si confrontano la visionarietà dell’architetto di Superstudio Gian Piero Frassinelli, dai suoi primi lavori inediti degli anni ’60 alle più recenti evoluzioni fantascientifiche, l’arte multimediale e performativa per una riappropriazione culturale in chiave femminista dell’artista argentina Gabriela Acha, e le narrazioni audio-visive oscillanti tra realtà, leggenda e finzione dell’artista cilena Marcela Moraga.

In questo fanta-museo scardinato dai limiti istituzionali, la creatività diventa un linguaggio capace di forzare nozioni disciplinari statiche attraverso il dialogo con le culture rappresentate dagli oggetti esposti, di scoprire le storie in essi racchiuse e di ripensare ai popoli nativi sotto una nuova luce, nel tentativo di offrire una chiave di lettura diversa per capire più a fondo il mondo a partire dal nostro rapporto con gli altri. Il MAI non è mero depositario di conoscenza e oggetti muti ma luogo di ricerca relazionale, spazio di contatto tra le persone chiamate a scoprire le sue collezioni e re-immaginarle per dar loro significati aperti e pronti ad affrontare le sfide del presente. Le pratiche dell’architettura e dell’arte, svincolate dalla distanza oggettivante della disciplina scientifica, vengono quindi intese come generatori di spazio sociale e di interazioni con l’Altro, allo scopo di sviluppare nuovi canoni di esplorazione intellettuale e di creare nuove comunità e idee.

Il MAI trasformerà così il concetto di museo da spazio di rappresentazione a processo sociale, a promemoria che esso è prima di tutto un luogo di produzione capace non soltanto di preservare e descrivere l’esistente, ma di generare nuovi contesti in cui pensare, agire e interagire.

La rassegna cinematografica

L’Archivio del Festival dei Popoli propone un ciclo di proiezioni di documentari connessi ai temi del MAI. Museo Antropologico Immaginario. La rassegna si offre come parte integrante del progetto, sviluppando gli spunti di riflessioni innescati dalle opere e dagli oggetti esposti. Sei titoli di provenienza internazionale si interrogano sull’esigenza di ripensare al concetto di museo antropologico e si propongono di avvicinare culture e popolazioni che ogni giorno cercano di far dialogare tradizioni antiche con le istanze della contemporaneità. 

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Primo appuntamento: venerdì 30 ottobre 2020 – Villa Romana, ore 18.00

Palimpsest of the Africa Museum, di Matthias De Groof (Belgio, 2019, 69’ – v.o.  francese e olandese con sottotitoli in inglese)

Il Museo Reale per l’Africa Centrale di Tervuren, in Belgio, fu istituito per volontà di Leopoldo II in occasione della Fiera Mondiale del 1897. A partire dal 2013, il museo viene chiuso al pubblico per un lungo progetto di restauro e di rinnovamento, a fianco del quale alcuni esperti internazionali avviano una riflessione su una nuova concezione di museo etnografico, che si affranchi dall’impostazione colonialista dei suoi fondatori. 

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Secondo appuntamento: venerdì  6 novembre 2020 – Villa Romana, ore 18.00

Le terrain du peuple, di Anja Göbel (Germania, 2015, 34’ – v.o. francese e lingue locali, sottotitoli in inglese)

Il museo nazionale di Ouagadougou, nel Burkina Faso, voluto da Thomas Sankara per la valorizzazione delle culture autoctone del proprio paese, divenuto indipendente, si è andato connotando come punto di convergenza (e di frizione) di problematiche causate da una concezione museale troppo autoritaria. Il film propone l’esempio di un museo antropologico nazionale che causa dispiaceri e suscita opposizioni proprio da parte delle culture locali, che il museo stesso si proponeva di celebrare. 

Abigail, di Valentina Homen e Isabel Penoni (Brasile, 2016, 17’ – v.o. portoghese – sottotitoli in inglese) 

Tra il 1940 e il 1950 Abigail Lopes partecipò alle spedizioni di Francisco Meireles, noto in Brasile per aver cercato un incontro pacifico con le popolazioni indigene che vivevano isolate. Abigail entrò in contatto con la popolazione Xavantes della Serra do Roncador (nello stato del Mato Grosso), e con loro passò otto anni della sua vita. Il film rievoca l’incontro avvenuto tra le due giovani registe e l’ormai anziana donna nella sua casa colma di ricordi e suggestioni appartenenti ad un passato ricco di incontri e contaminazioni. 

Extremos – Viaje a Karukinka (Extremes – Expedition to Karukinka), di Federico Molentino e Juan Manuel Ferraro (Argentina, 2015, 26’ – non parlato)

Siamo nella Terra del Fuoco, arcipelago all’estremità meridionale del continente sudamericano, meta ogni anno di numerose crociere turistiche. Immagini di un passato remoto, che mostrano rappresentanti delle popolazioni originarie vestiti e acconciati secondo la tradizione, si sovrappongono al presente. Il suggestivo accostamento illustra un paesaggio violentemente deturpato dallo sfruttamento industriale che si popola, per qualche istante, di presenze fantasmatiche. 

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Terzo appuntamento: venerdì  13 novembre 2020 – Villa Romana, ore 18.00

El país del diablo (Land of the Devil), di Andrés Di Tella (Argentina, 2008, 72’ –  v.o. spagnolo, sottotitoli in inglese)

Andrés Di Tella, tra i maggiori cineasti argentini contemporanei, si mette in viaggio sulle tracce di Estanislao Zeballos, scrittore e antropologo che XIX secolo che, affiliato all’esercito argentino nella sanguinosa campagna di colonizzazione del sud del paese (la “conquista del desierto”) fu tra i primi a documentare tradizioni e cultura del popolo mapuche nel momento stesso in cui le truppe comandate da Julio Argentino Roca procedevano al loro sterminio sistematico. Strutturato come un viaggio aperto e ricco di sorprese, il film rivela la particolare condizione di una Storia nazionale, fatta anche di pagine nascoste e di fantasmi che è necessario affrontare.

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Quarto appuntamento: venerdì 20 novembre 2020 – Villa Romana, ore 18.00

El etnógrafo (The Ethnographer), di Ulises Rosell (Argentina, 2012, 85’ – vo. spagnolo, inglese, lingua locali – sottotitoli in inglese)

Trenta anni fa, John Palmer partì da Oxford intenzionato a studiare i Wichí, popolazione nomade che abita alcune zone verdi dell’Argentina e della Bolivia. Nel corso dei suoi soggiorni all’interno della comunità, John subisce una lenta ma inesorabile trasformazione: mette da parte gli studi e si unisce alla comunità, di cui apprende la lingua, gli usi e i costumi. Curioso esempio di “colonizzazione in senso inverso”, John offre il suo contributo alla collettività e fa del suo meglio per rendersi utile.

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Modalità di accesso

Tutte le proiezioni sono ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria scrivendo a office@villaromana.org

Capienza massima con distanza di sicurezza e obbligo di indossare la mascherina: 20 persone.

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MAI. Museo Antropologico Immaginario è un progetto a cura di Valeria D’Ambrosio promosso da Villa Romana e realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e con il Patrocinio del Comune di Firenze e della Regione Toscana. Il Dipartimento del SAGAS dell’Università degli Studi di Firenze è partner scientifico del progetto.

La rassegna cinematografica, a cura di Alberto Lastrucci e Daniela Colamartini dell’Archivio del Festival dei Popoli, fa parte del progetto per la conservazione e valorizzazione degli archivi, che vede impegnati Regione Toscana e Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana. 

Il Festival dei Popoli ringrazia i registi e i produttori dei film presentati, in particolare: Matthias De Groof, Federico Molentino, Juan Manuel Ferrero.