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Sezioni Popoli Reloaded

Un viaggio sulla frontiera tra cinema e nuove tecnologie, attraverso la messa in questione dello statuto dell'immagine del mondo contemporaneo e l'esplorazione di linguaggi ibridi capaci di aprire nuove e straordinarie visioni del reale. Doc Explorer accoglie le nuove sperimentazioni e pone allo spettatore una domanda cruciale: che sfida pone il futuro della tecnologia a noi umani che ci relazioniamo con il reale? In collaborazione con Fondazione Giacomo Brodolini.

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Diamonds are Forever (curata da Daniele Dottorini) non è solo una sezione del festival dedicata al grande cinema del passato: l’insieme dei suoi titoli costituisce ogni volta un viaggio, un percorso attraverso immagini che riemergono in nuove configurazioni, diamanti che aprono inedite connessioni con altre immagini e nuovi sguardi.

Il filo rosso che unisce i vari film della sezione è la capacità che ognuno di loro ha di rimodulare l’idea di tempo, facendo incrociare e a volte confliggere presente, passato e futuro, creando narrazioni e immagini che non hanno paura di giocare con il tempo e di rifiutarne la pura e semplice linearità.

Il passato come anticipazione del futuro, la narrazione distopica, il tempo come durata o come ricordo, la fotografia come viaggio nel futuro, l’immagine come istante carico di temporalità: sono solo alcuni dei percorsi che Diamonds are Forever propone, attraverso film da scoprire o riscoprire, grandi autori e immagini folgoranti.

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La sezione è un omaggio, curato da Roberto Manassero, al regista rumeno Radu Jude, tra le voci più interessanti di una cinematografia nazionale che negli anni Duemila si è imposta come vera e propria Nouvelle Vague. Classe 1977, adolescente ai tempi della rivoluzione dell’89, studente e poi cineasta negli anni dell’europeizzazione della Romania, Jude ha dedicato buona parte della sua filmografia – in particolare a partire dal terzo lungometraggio, Aferim! (2015) – alla riflessione sulla storia rumena.

I pogrom contro la popolazione ebraica durante l’invasione nazista e la guerra; la repressione del dissenso sotto Ceausescu; le ingiustizie di una società ancora feudale nell’800: il cinema di Jude ha trovato nel tempo una propria funzione storiografica sempre più chiara e talvolta scomoda. A partire da una rigorosa ricerca documentaria, Jude ha messo in discussione, non solo il modo in cui la Romania contemporanea ha ricostruito la propria identità (spesso modificando colpe e responsabilità), ma anche il ruolo del cinema e in generale dell’arte nell’indagare il passato, indagando con coraggio e spirito autocritico il complesso rapporto fra memoria e rimozione. La sezione è in collaborazione con Accademia di Romania in Roma.

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